Medicina Democratica: Sabato 13 gennaio 2010

Sezione di Livorno e della Val di Cecina
Centrale a biomassa, tra neocolonialismo e inquinamento locale

La  de-nazionalizzazione dell’ENEL (la nazionalizzazione negli anni ’60 era stata una grande conquista delle sinistre in Italia) ha aperto la strada alle multinazionali dell’energia (Edison, Suez, Electrabel, Eon, Endesa, ecc) che hanno installato nuove centrali elettriche su tutto il territorio nazionale, senza benefici sulle bollette dei cittadini, con maggiori pressioni sui decisori politici e spesso con più diffuso inquinamento.
Oggi in Italia non si produce energia elettrica per i bisogni, ma per il business, che è enorme, sicuro ed incentivato dallo stato con i CIP6, con  i quali i privati vendono a TERNA (Enel) l’energia prodotta a prezzo politico maggiorato, in virtù di usare combustibili “assimilabili “alle vere energie rinnovabili (sole, vento, ecc). Così si sono inseriti nel “mercato” faccendieri di tutti i tipi, in testa i proponenti delle centrali turbogas a metano, fino agli inceneritoristi, che di energia ne producono ben poca, ma di inquinamento micidiale molto.
L’ultima ondata di business è con le centrali a biomassa: sostanze vegetali, di cui l’olio di palma è il principale. Con gravissimi problemi connessi.

Jean Ziegler, Relatore Ufficiale delle Nazioni Unite per l’Alimentazione, nell’ottobre 2007 di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite definiva la politica di acquisizione di terreni nel sud del mondo, la loro deforestazione o il loro cambiamento d’uso (da uso agricolo locale ad uso industriale) un “crimine contro l’umanità”. Chiedeva pertanto una moratoria di almeno 5 anni per evitare il dilagare della fame. L’acquisizione di terreni da parte delle multinazionali è invece andata avanti, ed oggi almeno 20 milioni di ettari – in Africa, America latina e Asia – sono destinati dalle multinazionali a produzioni finalizzate ad alimentare le centrali elettriche e le auto dei paesi ricchi. Mentre le persone sofferenti la fame sono passate da 860 milioni nel 2005 a 1.070 milioni nel 2009 (FAO, Roma dicembre 2009).

La “Porto energia srl”, una filiazione della Compagnia Impresa Portuali, ha proposto ed ottenuto l’autorizzazione dalla provincia di Livorno, per la costruzione di una centrale a biomassa (olio di palma) da 52 mewawatt, in area portuale. Si approvvigionerebbe di olio dal sud del mondo, anche se dopo le nostre polemiche ha corretto il tiro, indicando paesi come Romania e Bulgaria. Peccato che la Regione Toscana nel Piano Energetico preveda un raggio di solo 70 km per l’approvvigionamento da biomasse ! Ma “Porto energia srl” è in Toscana o no ? Inoltre,  l’ARPAT (che non è un cuor di leone…) ha affermato durante l’istruttoria autorizzativa, che la nuova centrale sarebbe la prima emettitrice di polveri sottili (cancerogene) della Toscana, o se si vuol dar credito alle stime riviste dal proponente, la seconda emettitrice dopo la mega-centrale ad olio combustibile di Piombino. La zona di Livorno-Pisa invece è indicata nel “Piano di risanamento della qualità dell’aria” come area da bonificare, ed in cui abbassare l’inquinamento atmosferico, soprattutto di polveri sottili e ossidi di azoto, proprio i principali inquinanti della nuova centrale.
Per queste ragioni è necessario opporsi alla realizzazione dell’impianto. La salute si difende prima di tutto impedendo nuovo inquinamento, e continuando a battersi per  diminuire quello esistente, già pesantissimo.

SABATO 13 FEBBRAIO, 0RE 16
Assemblea pubblica presso la Circoscrizione 2 Scali Finocchietti
INTERVIENE ROSSANO ERCOLINI DELLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO
Cittadini ed associazioni sono caldamente invitati a partecipare.
Ciclinprop via verdi 149 Livorno                                                                                                                                                            febbraio 2010

 

TAR del Lazio: Risponde il comitato

CONSIGLIO DI STATO, SENTENZA POLITICA
Allibiti e sconcertati: questo è il nostro stato d’animo dopo aver letto le poche e striminzite paginette con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della OLT contro la sentenza del TAR Toscana che aveva annullato l’ autorizzazione alla realizzazione del rigassificatore offshore al largo delle coste livornesi.
Allibiti nel leggere la pochezza e la contraddittorietà delle argomentazioni che possiamo così riassumere:
1) il ricorso dei cittadini era “irricevibile” perché erano passati più di 60 giorni fra la data di autorizzazione e la presentazione del ricorso popolare, evidentemente il TAR Toscana è composto da  giudici talmente sprovveduti da non saper neppure fare due conti. Peccato che i 60 giorni non partono dal 26 febbraio ma dal 16 marzo, data di pubblicazione dell’autorizzazione sulla Gazzetta Ufficiale, come gli stessi giudici della Consiglio di Stato hanno fatto rilevare nella sentenza parallela riguardo il ricorso della OLT contro Greenpeace. Ma allora i 60 giorni partono dal 26 febbraio (sentenza dei cittadini livornesi) o dal 16 marzo (sentenza Greenpeace)
I giudici del Consiglio di stato si rendono conto di quello che scrivono nelle loro eccellenti sentenze oppure scrivono, così, tanto per scrivere?
2) Il ricorso non sarebbe stato comunque neppure presentabile perché i cittadini non hanno “nessun stabile collegamento” con l’impianto contestato. Questo vuol dire che poiché il rigassificatore si trova in alto mare, l’iter autorizzativo avrebbe potuto essere anche pieno di pecche e vizi sostanziali e formali ma “nessun cittadino” avrebbe comunque potuto opporsi. Evidentemente gli eccellenti giudici del Consiglio di Stato pensano che il ricorso avrebbero dovuto farlo le stelle marine che campeggiano nelle bandiere del nostro Comitato!
O forse le balene che dovrebbero trovare anche in quelle acque il loro “santuario”.
La prima lezione di questa sconcertante sentenza è che in mare, cioè in uno spazio che è di tutti, i soliti eccellenti possono fare quello che vogliono mentre i cittadini non hanno alcuna possibilità di far valere i loro diritti né di far rilevare errori ed omissioni (proprio quello che accaduto per l’impianto della OLT come aveva fatto rilevare il TAR Toscana).
La seconda è che le popolazioni che si battono per la salvaguardia della  propria salute e dell’ambiente non devono aver voce negli iter autorizzativi. Questo punto di vista riecheggia quello di tanti politici e imprenditori infastiditi dalle battaglie delle popolazioni.
Alla luce di tutto questo è lecito domandarsi se il Consiglio di stato fa giustizia o fa politica.
Con queste argomentazioni, cioè con artifici giuridici formali che riteniamo impresentabili,  il Consiglio di Stato è riuscito ad evitare di entrare nel merito delle argomentazioni che avevano spinto il TAR Toscana ad accogliere il ricorso dei cittadini: il problema è stato  risolto alla radice semplicemente ignorandolo.
Evidentemente gli eccellenti giudici del Consiglio di Stato avevano qualche problemuccio a smontare le argomentazioni dei loro colleghi, tutt’altro che sprovveduti, del TAR Toscana.
Se non fosse una cosa seria ci sarebbe da ridere. E invece, purtroppo, è una  cosa seria .
Ci riserviamo comunque di approfondire la sentenza nelle prossime ore.
Il Comitato contro il Rigassificatore Offshore
2 febbraio 2010
 

Eugenio Baronti: Livorno rione Shangai

i video correlati non sono del 2 gennaio 2010  ma del 2 febbraio 2010

Shangai, la rabbia dei residenti vuol dar vita ad un comitato

DAVID EVANGELISTI

 LIVORNO. Shangai sta per esplodere. «Nel quartiere ci sono mille problemi - tuona un residente - e nessuno ci ascolta. Dobbiamo unirci per essere più forti». E così i prossimi giorni i cittadini del rione potrebbero dar vita al “Comitato per Shangai”. E’ quanto emerso dall’incontro di ieri sulle politiche abitative organizzato da Rifondazione e Comunisti alla sezione di via Fratelli Bandiera. All’iniziativa sono intervenuti l’assessore regionale alle politiche abitative Eugenio Baronti, il segretario provinciale di RC Alessandro Trotta e la consigliera comunale Tiziana Bartimmo. Presenti una trentina di residenti, la maggior parte dei quali ancora in attesa di entrare in una delle 117 case popolari “promesse da tanti anni dal sindaco”. Si è manifestata tutta l’esasperazione dei residenti: molti di loro han parlato di «case che cascano a pezzi», e di «problemi ancora irrisolti». La formazione di un comitato servirebbe proprio a «far pressione sulle istituzioni affinchè si interessino realmente alle sorti del quartiere». Domani pomeriggio alla circoscrizione 1 il presidente di Casalp Anna Maria Biricotti incontrerà nuovamente le persone che attendono una delle 117 case popolari: «Non può più prenderci in giro» hanno ripetuto i presenti. Alcuni residenti hanno inoltre riferito a Baronti che «nelle case popolari in questione mancano gli scaldabagno». L’assessore ha assicurato che effettuerà le dovute verifiche. Baronti ha anche lanciato una frecciatina all’amministrazione comunale: «Se entro il prossimo 16 marzo non inizieranno i lavori relativi ai 26 alloggi della ex-caserma La Marmora - ha spiegato - il Comune di Livorno, secondo quanto previsto, perderà circa due milioni e mezzo di euro di finanziamenti»

 

Definito l’accordo: Ex Delphi

Accordo con Spil e Comune: ora possono partire i corsi per gli ex Delphi
Lo stabilimento ex Brovedani a disposizione di Rossignolo

ALESSANDRO GUARDUCCI

 LIVORNO. Con l’accordo raggiunto venerdì scorso a Genova da Comune, Spil e De Tomaso, che è stato poi ratificato ieri mattina dal consiglio d’amministrazione della Spil, non ci sono più impedimenti per dare il via ai corsi di formazione professionale per gli operai ex Delphi che sono stati assunti dallo storico marchio piemontese “resuscitato” da Gian Mario Rossignolo.
 L’accordo in questione ha infatti permesso di mettere a disposizione di Rossignolo e del suo progetto automobilistico lo stabilimento ex Brovedani a Guasticce: rispetto alle previsioni, che prevedeva la disponibilità della struttura, c’è solo un lievissimo ritardo non non creerà problemi al cronoprogramma.
 All’incontro a Genova erano presenti il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente di Spil Riccardo Vitti, l’imprenditore torinese Gian Mario Rossignolo e il suo legale di fiducia. Dopo aver messo nero su bianco, la pratica è passata all’esame del cda di Spil che ieri si è pronunciato favorevolmente all’aumento di capitale della società stessa, che prevede anche il conferimento di 48mila metri quadri di terreno di proprietà del Comune al Biscottino (su questa materia dovrà comunque esprimersi il consiglio comunale) e all’assunzione di una obbligazione convertibile che permetterà di far fronte ai costi dell’operazione Brovedani: la proprietà dello stabilimento darà in affitto l’edificio direttamente alla De Tomaso ma a pagare inizialmente sarà comunque la Spil, che poi riscuoterà gli arretrati dalla casa automobilistica dopo un certo numero di anni.

Il Tirreno 2/2/2010

 

L’UNITA’ NECESSARIA

L’UNITA’ NECESSARIA
(In vista delle elezioni regionali, un’esortazione alle sinistre)
 
L’imminente tornata elettorale regionale cade in una fase difficilissima per la sinistra italiana: mai i
partiti della sinistra storica di questo nostro paese erano scomparsi  dal Parlamento italiano come da quello europeo, dopo aver rappresentato per tutta una fase post-seconda guerra mondiale l’avanguardia della sinistra in Europa(!) Anche facendo una comparazione col recente passato ci si accorge come le fragilissime condizioni attuali, in termini di riconoscibilità politica e percezione pubblica, prima ancora che per la bontà delle opzioni politiche e dei  programmi, non abbiano alcun riscontro con le pur innegabili difficoltà, culturali e politiche di ieri. Continua;