ALBA nuovo Soggetto Politico

30 luglio 2012 admin.

Alleanza della SINSTRA, ecco ciò che chiede ALBA, per coloro che si avvicinano alla politica da questi ultimi governi, Berlusconi e Monti, non sanno che altre realtà provarono ad unire la sinistra frantumata dai personalismi.

Con una sentenza del 20 Luglio la Corte Costituzionale ha difeso e ridato valore al risultato dei referendum del 2011 dichiarando l’incostituzionalità dell’art. 3 e 4 del decreto legge n.138 del 13 agosto 2011 (la”manovra di ferragosto”) che obbligava alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Non solo: la sentenza dichiara l’incostituzionalità anche delle norme volute dal governo Monti nel gennaio 2012 che facevano espresso riferimento alla manovra di ferragosto.

Una sentenza che è passata sottotraccia sui mezzi di comunicazione, pur dando ragione all’imponente mobilitazione in occasione dei referendum del giugno 2011 che coinvolse 27 milioni di cittadini Italiani.

Da qui l’impegno di ALBA di spiegare con parole chiare un linguaggio nuovo- anche attraverso locandine, video e manifesti-la valenza di questa vittoria politica che nessuno esprime un indirizzo politico forte e alternativo alle politiche neo liberiste del binomio Berlusconi – Monti.

Quest’ultimo, infatti, non ha fatto che rafforzare e inasprire misure oggi dichiarate incostituzionali.

La consulta ha accolto il ricorso scritto per la Regione Puglia da Alberto Lucarelli e Ugo Mattei, due dei primi firmatari e redattori del “Manifesto per un soggetto politico nuovo – ALBA”.

La sentenza presenta non solo un’importante vittoria POLITICA di un gruppo di giuristi, sottoscritta da migliaia di cittadini nell’agosto del 2011 per difendere l’esito referendario, ma il Parlamento deve rispettare quanto espresso dai cittadini attraverso forme di democrazia diretta.

PER LA PRIMA VOLTA, dunque si afferma che la DEMOCRAZIA NON PUO’ CHIUDERSI ed ESAURIRSI nelle forme di repressione e di delega.

La democrazia espressa nella nostra Costituzione di declina anche attraverso forme di democrazia partecipativa e diretta, REFERENDUM, ma anche PETIZIONI e LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE, che sono alla base del metodo e della proposta politica di ALBA come scritto nel Manifesto per un soggetto politico nuovo.

Che succede ora?

Oggi ALBA auspica che quanto prima venga emanata una legge che attui la volontà referendaria. Per quanto riguarda questa fase di transazione, si fa riferimento al diritto comunitario che lascia spazio e scelta di natura pubblica.

Conferenza stampa di ALBA Livorno – 30 luglio 2012

Giardino Ex-Aurora ore 11,30

Intervento di chiusura del referente del nodo

L’epidemia finanziaria ed economica internazionale, europea, comunitaria, nazionale allunga le proprie conseguenze nefande anche ai territori locali. Per questo non è pensabile risolvere i problemi delle aree regionali e sub-regionali senza avere una bussola che ci aiuti ad orientarci rispetto a percorsi che ci portino fuori da questa sofferenza globale e locale al tempo stesso. La nostra stella polare è costituita dalle migliori elaborazioni di progetto politico che la Sinistra internazionale – in senso esteso – ha saputo sviluppare negli ultimi vent’anni. In particolare un contributo decisivo è venuto dalle esperienze di molti paesi latinoamericani – a partire dalla Agenda 21 di Rio 1992 e via via precisate attraverso gli appuntamenti di Seattle e Porto Alegre, la crisi Argentina, e gli esperimenti di governo succeduti al cambiamento del quadro politico in molti di quei paesi che ha portato in alcuni alla promulgazione di Costituzioni che hanno introdotto a proprio fondamento il Buen vivir dei popoli. C’è un precedente analogo: la Dichiarazione d’indipendenza degli USA ma anche una sostanziale differenza: lì il diritto alla felicità è un diritto individuale, noi invece pensiamo anche ad un diritto collettivo come bene comune. E non dimentichiamo il contributo personale di tanti più o meno noti che nel nostro paese hanno prodotto una riflessione densa e articolata e credibile che ha portato alla nascita di ALBA. 

Come declinare un obiettivo planetario a livello di una città o anche di una area vasta come si usa dire oggi a proposito del comprensorio Livorno – Pisa – Collesalvetti è l’impresa su cui vogliamo provare a cimentarci.

Il Buen vivir si basa su alcuni cardini che ricorrono anche nel nostro nome come Lavoro – Beni comuni – Ambiente, ma anche su altri cardini non meno importanti: Democrazia partecipata – Economia solidale e delle relazioni –  Economia del limite, in un ottica che ribalta il senso del benessere dalla quantità alla qualità, che fa della sobrietà, del non-spreco, del risparmio di energia, di risorse, di suolo un esempio di nuove abitudini collettive virtuose. Ecco allora alcuni dei temi su cui chiederemo il confronto con i cittadini, organizzati in soggetti collettivi o singoli, in ogni modo in questi ultimi anni si siano fatti carico di interessi che siano compatibili con le nostre premesse.

Valorizzazione, sostegno, incremento

 

    • dei percorsi effettivi di democrazia partecipata a cominciare dai bilanci delle istituzioni locali;
    • di tutte le forme di lavoro che non confliggono con la salute dei lavoratori e delle popolazioni;
    • della salute pubblica a cominciare dall’abbattimento delle sostanze che intossicano i cittadini e che sono prodotte da una politica dei trasporti sia urbani che extraurbani che privilegia mezzi che usano combustibili derivati dal petrolio e dalle industrie – di cui fanno parte anche tutte le forme di inceneritori comunque le si chiamino – che stringono la città in una morsa che ci colloca ai primi posti in Italia per l’inquinamento e alcune conseguenti malattie;
    • della massiccia introduzione di dispositivi che si basano sul risparmio energetico e sull’uso di fonti alternative di energia, oggi apprezzabilmente competitive, almeno a partire dagli edifici pubblici e industriali;   
    • di ogni forma che anziché consumare altro suolo, con un costo irrecuperabile per la qualità della vita (costo che non viene mai considerato ma che ricade peggiorando la vita dei cittadini) attiva percorsi di riuso e ristrutturazione del patrimonio pubblico e privato che è assolutamente già superiore alle esigenze della nostra popolazione. Il patrimonio pubblico censito e ristrutturato anche con forme di responsabilizzazione di soggetti collettivi di cittadini associati, se messo a disposizione di chi ne è il legittimo proprietario, favorisce la socialità e la crescita della identità e della responsabilità verso i beni comuni;
    • di ogni pianificazione della città che favorisca la sicurezza effettiva dei cittadini attraverso la sinergia prodotta dal rafforzamento della socialità, dalla riscoperta della nostra identità di città delle tante nazioni, dalla riappropriazione dell’uso sociale di strade e piazze, oggi ridotte a canali di scorrimento del traffico urbano (per il quale abbiamo anche tristi primati per dannosità) e parcheggi, dall’uso di forme di illuminazione pubblica a led che permettono al contempo una maggiore distribuzione dei punti luminosi, un consistente risparmio sulla bolletta, una percorribilità facilitata per i disabili, un minor inquinamento luminoso per il quale si fa ogni anno un bel convegno al Museo di St. Nat. del Med.  ma non un solo passo verso la messa in atto di buone pratiche;
    • del senso di comunità attraverso un programma di valorizzazione della storia della città e dei valori positivi che le generazioni passate ci hanno lasciato attraverso un uso adeguato della toponomastica e degli arredi urbani artistici (perché non seguire esempi come Trieste in cui, passeggiando per il centro, ti imbatti in statue di bronzo a dimensioni normali ed in pose informali di grandi protagonisti che hanno portato lustro alla città come Svevo, Joice e Saba;
    • di manutenzione e decoro della città e del suo patrimonio verde con arredi urbani e utilità che rendano piacevole e confortevole per abitanti e turisti la pratica socializzante e salutare del passeggio pubblico, sia a piedi sia in bicicletta, favorito da un clima e da un profilo altimetrico che ci avvantaggia rispetto a città come Ferrara che pure ne ha fatto il proprio biglietto da visita;
    • della progressiva attuazione della delibera comunale su Rifiuti Zero di ben due anni fa e dello sviluppo della raccolta differenziata che, iniziata 10 anni fa, praticamente è rimasta al palo mentre doveva introdurre progressivamente la raccolta porta a porta e la riduzione degli imballaggi, anche con forme premiali (esempi come Capannori sono anche vicini);   
    • di politiche delle infrastrutture che privilegino gli spostamenti per acqua (autostrade del mare – di cui si parla ad ogni confronto elettorale salvo rimettere tutto nel cassetto dopo il voto – e canali interni come quello dei Navicelli) e su rotaia, anche col ripristino intelligente di rami dismessi (ad es. il trenino per Tirrenia inteso come metropolitana leggera fra S.Marco e Pisa a maggior ragione ora che si parla di unificazioni delle province) e collegamento diretto Porto – Firenze cosi come c’è la Fi-Pi-Li);
    • dell’utilizzo del teleriscaldamento per abbattere le emissioni inquinanti e climalteranti, laddove possibile, per sfruttamento o di zone a bassa entalpia  (v. studi CNR sulla piana di Guasticce) o di impianti industriali che disperdono il calore nell’aria (raffineria) o nell’acqua (centrale ENEL);
    • di semplificazione ulteriore dei rapporti fra cittadino e P.A. affiancando la forma on-line a quella tradizionale ma non abolendo quest’ultima come in qualche caso (la firma digitale) che di fatto esclude chi si trova nella condizione di digital divide (per primi gli anziani);
    • delle tante realtà associative del volontariato e della cultura che costituiscono un valore fondamentale per la città poiché con le loro attività alleggeriscono i compiti delle istituzioni e producono benessere sia per i singoli (sia per chi le fa sia per chi le riceve) sia per la comunità. Già si impegnano nella  promozione della cultura della solidarietà e della conoscenza ma trovano spesso ostacoli che dovrebbero essere rimossi (il più comune dei quali è una sede) e dovrebbero invece essere supportate almeno mettendo loro a disposizione qualcuno degli innumerevoli locali di proprietà dei cittadini di cui non esiste neppure un censimento preciso e che si lasciano degradare per incuria oltre che per difficoltà economiche ed invece le associazioni potrebbero accollarsi in parte l’onere di restaurarle e mantenere così a costi modesti proprietà del patrimonio pubblico.   

E’ questa una sintesi di contenuti presenti negli interventi che mi hanno preceduto e che hanno illustrato in modo più particolareggiato alcuni dei temi che abbiamo discusso nei nostri incontri settimanali di questi due mesi. Continueremo ad approfondirli e a cercarne altri, e cominceremo a chiedere ed accettare confronti con tutti coloro, in città, singoli e collettivi, partiti, centri sociali, comitati, gruppi d’interesse che si collocano nella prospettiva che un altro mondo è possibile.

Marcello Lenzi

 

 


 

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