Bidoni Tossici18 febbraio 2012
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- Pubblicato Domenica, 19 Febbraio 2012 00:19
- Scritto da Giacomo Bazzi
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Bazzi Giacomo
LIVORNO «Come faccio a tirare avanti la mia famiglia con i 69 euro che ho
riscosso questo mese?». Luca Magnolfi non si dà pace. Cammina avanti e
indietro e tiene gli occhi bassi. Ha la faccia scossa di chi non riesce più
a reagire. Non riesce a capacitarsi di come potrà affrontare i prossimi
mesi. Con quelle poche centinaia di euro che riceve come “stipendio” ogni
mese e con la certezza che a maggio dovrà rinunciare anche a quelle.
Magnolfi ha cinquant’anni, una moglie e due figli, uno dei quali è ancora a
carico dei genitori. Insomma una famiglia come tante. Con una casa di
proprietà, è vero, ma anche con le spese tipiche di tutte le famiglie:
bollette, acquisto dei generi alimentari, costi fissi per la manutenzione
della casa e per i mezzi di trasporto. Spese che si possono affrontare solo
con un introito fisso. Che invece Magnolfi non ha più. Dopo aver lavorato
28 anni alla Trelleborg, nell’ufficio commerciale logistica, dal 2010 è in
mobilità. «Guadagno circa 850 euro al mese - racconta -, nelle stesse mie
condizioni ci sono altre centinaia di persone, della mia azienda e di tante
altre. È già un problema poter sopravvivere con queste cifre, anche perché
mia moglie lavora part-time e quindi i soldi che entrano in famiglia sono
relativi». Ma il vero problema è la paura di quello che accadrà. Perché il
futuro fa paura. «So già che fino a maggio - prosegue Magnolfi - andrà
avanti la mobilità, ma dopo mi chiedo cosa accadrà». Si dispera quest’uomo
e mostra con tristezza un pacchetto di fogli: sono le cedole di pagamento
delle retribuzioni relative agli ultimi mesi. In cima c’è quella per il
mese di gennaio. «Guardi - dice con sdegno -, guardi quanto mi hanno dato».
C’è scritto 69 euro. «Già la mobilità garantisce poche centinaia di euro -
si sfoga - poi questo mese mi arriva anche questa mazzata. Siccome c’è il
conguaglio mi hanno tolto praticamente tutta la retribuzione. Questo mese
come faccio a tirare avanti con 69 euro?». Magnolfi si blocca d’improvviso,
guarda intorno spaesato, come se cercasse aiuto. Poi prosegue il suo sfogo,
che è quello di tanti lavoratori in mobilità, in cassa integrazione o,
peggio, licenziati in tronco. «Non sono solo - va avanti - nella mia
condizione ci sono centinaia di persone in città. Io, anche da quando sono
in mobilità, ho sempre pagato quel che dovevo. E ora mi vengono a togliere
un mese intero. Almeno potevano avvertirmi, non mi sembra normale che dal
nulla, senza prima darne comunicazione agli interessati, si possano
togliere ottocento euro, che poi sono i soldi con cui vanno avanti famiglie
come la mia». Magnolfi è fuori di sé, con lui ci sono una serie di amici e
lavoratori che come lui non hanno più uno stipendio fisso. Vogliono farsi
sentire, e far sapere all’opinione pubblica cosa significa tirare avanti in
tempi di crisi senza un’occupazione fissa e quindi senza uno stipendio
sicuro. «Noi per esempio - termina Magnolfi - possiamo contare solo sulla
retribuzione fissa di mia moglie. Ma prima di fare questo conguaglio non
potevano almeno inviare una comunicazione per avvertire? Non è regolare
lasciare senza soldi per un mese famiglie che già vivono situazioni di
grande difficoltà». Anna Cecchini
Articolo del IL TIRRENO 17/02/2012

SABATO 18 FEBBRAIO DALLE ORE 9,30 ALLE ORE 19
( tempo permettendo)
VI ASPETTIAMO A LIVORNO IN PIAZZA CAVOUR
(lato Deucth Bank)
PER PARLARE CON VOI DELL'ANPI,DELLE SUE INIZIATIVE E PER CONSEGNARE
LA TESSERA DI APPARTENENZA A QUANTI LO VORRANNO.